Perché, senza offesa, secondo me non è poi così famoso Jaume Cabrè e uno vede un libro di 617 pagine e dice seeeeee e quando ce l’ho il tempo. E poi come si pronuncia il nome di questo che s’è messo lì a scrivere un romanzo storico sul dopo guerra ambientato in fondo ai Pirenei in Spagna? Eppure lui la storia della guerra di Spagna la sa tutta, il primo e il dopo, fino a quando Franco non schianta e la gente del paese di Torena e del Paese Spagna non è che sappia proprio bene in che direzione andare.
Perché nel libro siamo nel 2001, ma anche nel 1944, contemporaneamente. E i personaggi, ognuno nel loro momento storico preciso, non si sbagliano mai. E tu lettore non ti chiedi mai in che tempo siamo, perché Jaume fa dei salti nello stesso periodo che manco te ne accorgi e non ti confondi.
Perché ha dei titoli dei capitoli come “nomi per terra”, “stelle come spine”, “La memoria delle pietre”, per niente gratuiti e ruffiani.
Perché c’è Tina che deve fare una mostra e ritrova, dopo 60 anni, le lettere di Oriol Fontelles, il vecchio maestro della scuola di Torena. Oriol che aveva nascosto nel muro la sua vera storia, quella di una vita divisa tra l’essere falangista e punta di diamante dei maquis. Una vita di un maestro odiato da molti e amato profondamente da pochissimi. Uno che la figlia non l’ha mai conosciuta, ma la storia gliel’ha scritta tutta, porca miseria. Uno che deve vivere in un intimo nascosto, nascostissimo. E qui intimo è davvero il superlativo di interno.
Perché c’è Elisenda Vilabrù, una lady Macbeth molto lady che sapeva che “tanto la guerra scompiglia ogni cosa, anche i sogni” e così vive la vita che non vuole vivere, pur di rendere giustizia, ma una giustizia tutta sua, fatta di dolore e morte.
Perché c’è Serallac che fa le lapidi e scrive le ultime parole delle persone.
Perché la storia non lo capisci se se l’è inventata o no, Jaume e certo non ve lo dico io qui.
Perché, ad un certo punto Jaume scrive “…no, non c’era riuscito perché è difficile uccidere quando si ha la coscienza attorcigliata alle dita” che è un’immagine potente.
